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Arroganza di Mosca

di Lolita Timofeeva

Mosca è una città che ti dà molta adrenalina se non eccedi con la permanenza e frequenti esclusivamente i luoghi d’arte e gli ambienti acculturati. Quattro – cinque giorni possono bastare per farsi l’idea di questa città come di una metropoli vivace e stravagante, ma quando mi capita di rimanervi dieci giorni, come questa volta, il suo aspetto diventa per me opprimente e arrogante. L’opulenza di dubbio gusto che fa di Mosca un lunapark, una discoteca, un albero di natale offende il mio gusto estetico.

La gente di Mosca sembra rassegnata: tutto è come fosse nella norma. Ore in file per le strade, i tassisti sonnolenti che non hanno fretta di arrivare, le macchine impolverate. In compenso le persone camminano con una velocità impressionante! Dicono che così ci si stanca di meno. Forse per questo non fanno caso ai mostri architettonici che si innalzano nei cantieri in pieno centro: il settore edilizio è molto corrotto. Si, hanno cambiato tante cose – per non cambiare mai. Proprio  come nel Gattopardo.

Ogni volta che attraversi la strada sul passaggio pedonale, non sei sicuro che il flusso di auto si fermerà, e allora ti viene il dubbio: ma la vita di un essere umano in questa parte del mondo ha valore? I miei amici mi hanno tranquillizzato:  per i conducenti che investono le persone sulle strisce pedonali ora ci sono pene più severe. È molto rassicurante..

È una città di contrasti, dove l’assenza di logica nella vita di ogni giorno, le distanze interminabili, la pesantezza di inquinamento e povertà si dissolvono appena entri in un teatro o in un museo, dove vedi altro volto di Mosca, quello colto e raffinato. Il governo russo non fa tagli alla Cultura, continua a sovvenzionarla anche nel periodo di crisi. La cultura è ciò che continua ad avere un’aura particolare, anche se gli operatori del settore si lamentano: con l’arrivo di capitalismo manca la stabilità e le sicurezze. È diventato più difficile avere un incarico statale a vita, quindi bisogna darsi da fare, inventare nuove realtà.

Le cose che amo di Mosca: i miei amici, biblioteche, teatri, musei, la metropolitana e il caviale.

Le cose che non amo di Mosca: tutto il resto.

 

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ottobre 3, 2011 Posted by | attualità, cultura, Lolita Timofeeva, società | , | Lascia un commento

Tributo a Miriam Makeba

4-5-6 giugno 2010 – IMOLA

In occasione della prossima edizione di “Imola in Musica”, il Comitato Primo Marzo –      Imola (adesioni all’iniziativa del 1° marzo 2010: Consulta degli stranieri, Trama di Terre, Next Generation, PD, PRC, Giovani Democratici, Gruppi di Acquisto Solidali  di Lugo e di  Imola, Centro Islamico, Senegalesi Insieme, A Sinistra. COBAS, Sinistra Critica, Coordinamento antirazzista di Imola, Amnesty International, Emergency, Gruppo teatrale TILT, Compagnia Teatrale della Luna Crescente, Cooperativa Il Solco) ha elaborato il progetto “Tributo a Miriam Makeba” che unisce musica, poesia e occasioni di approfondimento, in tre giorni di iniziative dedicate alla memoria di una grande artista, una grande persona di rara sensibilità e di straordinario coraggio, fino al termine della sua vita impegnata a testimoniare solidarietà verso gli ultimi, gli sfruttati, gli umiliati.

Miriam Makeba è scomparsa a Castelvolturno il 10 novembre 2008, subito dopo essersi esibita in un concerto organizzato in solidarietà con Roberto Saviano e i sei lavoratori africani uccisi dalla camorra. La sua figura e la maniera emblematica in cui è morta assumono grande rilevanza nell’Italia di oggi.

Il progetto si compone di due parti:

1)       L’allestimento, alla Sala Annunziata, di uno spazio/mostra dedicato all’artista, dal 4 al 6 giugno.

Orari apertura mostra: venerdì 4 giugno: 17-22; sabato 5 e domenica 6 giugno: 10-12 e 16-22

L’esposizione di vari materiali (foto, filmati, testi) è curata nell’intento di restituire lo spessore umano ed artistico di “Mama Africa”, emblema di una complessa ricerca di espressione, di libertà, di dignità.

La stessa Sala Annunziata si fa punto di incontro per tre momenti di approfondimento/tavole rotonde.

Venerdì 4 giugno

ore 17: Inaugurazione della mostra “TRIBUTO A MIRIAM MAKEBA – Immagini, parole, suoni”

0re 18: “MAMA AFRICA”, tavola rotonda sul contributo di Miriam Makeba alla musica e alla lotta contro il razzismo. Con la partecipazione di: Marcello Lorrai (giornalista di “Radio popolare”, esperto di musica africana), Natalia Molebatsi (poetessa/performer), Siid Negash Sefaf (videografo, organizzatore culturale in ambito giovanile con Next Generation), rappresentanti delle comunità africane in Italia, Uoldelul Chelati Dirar (docente di storia africana Università di Macerata, in funzione di moderatore)

Letture dall’autobiografia di Miriam Makeba, ad opera di Marina Mazzolani e Corrado Gambi (Compagnia Teatrale della Luna Crescente)

Sabato 5 giugno

ore 17.30: “DONNE E AFRICHE”, tavola rotonda. Con la partecipazione di: Cecile Kyenge Kashetu (promotrice e coordinatrice progetto AFIA su sanità e salute a Lubumbashi, Congo, responsabile regionale  del PD delle politiche per l’immigrazione), Alex Sarr (rappresentante di Noppaw campagna per riconoscere e valorizzare il ruolo delle donne in Africa e dare loro il Premio Nobel per la Pace 2010), Ernestine Kahindo Katirisa, (presidente dell’Associazione Società Civile Congolese d’Italia, già  coordinatrice della promozione della donna a Goma nella R. D. Congo), Sokhna Sidibe, (operatrice sociosanitaria a Imola, conduttrice di laboratori per la promozione di forme artistiche ed artigianali africane, informata su donne e soluzioni ai problemi dell’acqua in Africa)

Domenica 6 giugno

ore 17.30: “POESIA IN VOCE. Griot, spoken word e slam”, tavola rotonda. Con la partecipazione: Paola Splendore (professoressa di letteratura post coloniale all’Università di Roma3, traduttrice di Warsan Shire), Raphael D’Abdon (studioso di performance poetry, hip hop all’Universita’ di Udine), Warsan Shire (poetessa/performer), Marco Borroni (studioso e saggista, si occupa di rap e forme di poesia orale in Italia), Franco Minganti (docente di letteratura americana all’Università di Bologna, in funzione di moderatore)

2)       “SE MORISSI SUL PALCOSCENICO SAREI LA PERSONA PIU’ FELICE DEL MONDO” Concerto in Piazza Medaglie D’Oro, dalle ore 20,30 di domenica 6 giugno: Performances delle poetesse di spoken word Natalia Molebatsi (sudafricana) con la sua band e Warsan Shire (somala)

Con la partecipazione di: Gruppo Danze Africane UONGAI – Imola; Ernestine Kahindo Katirisa (canzoni in swahili e altre lingue africane);  Afrolite Kultral Group Music & Folks.

Comitato Primo Marzo 2010 – Imola

Informazioni e referenti: primomarzo2010Imola@gmail.com, http://www.primomarzo2010.it/

328 7152026 (Olawale Oladejo), 338 6268250 (Pina Piccolo), 393 5854324 (Kashif Raza),

347 6139456 (Alessandro Grancitelli)

giugno 1, 2010 Posted by | attualità, Imola, società | , , , | 3 commenti

Enzo Rossi Roiss. Chi è costui? Primi commenti.

Pubblichiamo i primi commenti riferiti all’articolo    http://kengaragsit.blogspot.com/2010/05/enzo-rossi-roiss-chi-e-costui.html

6 commenti:

anonimo ha detto…

Finalmente qualcuno ha avuto coraggio di smascherare il personaggio! Bravi! (un ammiratore di Roiss)

09 maggio 2010 08.47

Francesca ha detto…

Di certo, uno che crea un blog come http://www.vulvario.com deve proprio odiare le donne. Ci sono alcune immagini di tale volgarità ed aggressività che denigrano tutto il genere femminile! Il sesso femminile non è così. Così lo vede questo personaggio con animo cattivo. Forse crede di essere solo un goliardo? Per me dovrebbe farsi aiutare da un bravo psicologo.

09 maggio 2010 22.47

enzo ha detto…

Cara Francesca, ho guardato il sito al quale ti riferisci e non ho resistito a commentarlo. In effetti il materiale pubblicato è alquanto volgare ed aggressivo, denigra la figura femminile. Rasserenati, noi uomini normalmente non vediamo le donne così.
Visto l’età matura del personaggio in questione, penso che non si tratti di goliardia ma bensì di mendacismo. In sessuologia il termine mendacismo indica una parafilia caratterizzata dall’impulso ossessivo ad esprimere verbalmente, per iscritto o attraverso le immagini le proprie fantasticherie e desideri erotici facendole passare per vere. Esso rappresenta una forma di eccitamento e di soddisfacimento sessuale sostitutivo dell’atto stesso. In alcune persone il mendacismo è associato ad altre parafilie come l’esibizionismo e il voyerismo. Il mendacista dà ad intendere a se stesso e agli altri, di avere avuto tutte le possibili esperienze sessuali che in realtà soltanto ha sognato e mai praticato.
Nel mendacismo rientrano le vanterie sessuali, la scrittura di diari erotici come espressione di avventure perlopiù inventate, la scrittura coatta di lettere oscene, il sadismo della parola. Sono forme di mendacismo anche le scritte scurrili nei bagni, i ritocchi volgari sui cartelli pubblicitari, le parole cambiate nei libri delle biblioteche pubbliche affinché assumano un significato scandaloso.
Va però distinto il mendacismo dell’adolescente e la parafilia vera e propria in cui una persona, in modo compulsivo ed ossessivo, riesce a raggiungere il soddisfacimento sessuale solo ed unicamente in questo modo.
Psicologo, Aied

10 maggio 2010 14.30

Anonimo ha detto…

sono madre di un ragazzo adolescente. mi spaventa solo l’idea che mio figlio possa vedere le immagini così crude e volgari, un adolescente potrebbe anche subire un trauma psicologico! Mi chiedo, perché nessuno denuncia questo sito e questo personaggio?

11 maggio 2010 14.49

anonimo ha detto…

Chi fa la denuncia si espone con il proprio nome, di conseguenza si rischia di essere perseguitati da rossi roiss per sempre. Ma se io fossi padre di un adolescente, farei sicuramente questa denuncia. Comunque complimenti per lo splendido saggio ricostruttivo sulla triste vita del signor vincenzo rossi. Ne so qualcosa anche io. Un bravo scrittore forse potrebbe prendere gli spunti per un romanzo. Sono una delle “vittime” e a distanza di anni me lo chiedo come potevo cadere nella sua rete, anche perché all’epoca lui si vantava in giro delle sue qualità di falsificatore

12 maggio 2010 13.59

bolognese ha detto…

rossi roiss si è vantato con molti a Bologna di saper perfettamente falsificare le opere su carta di Manzoni quello della “merda d’artista”…nato nello stesso paese di Carmelo Bene aggiungeva subito “ovviamente il genio sono io “..di geniale ha avuto solo una indubbia parlantina con cui ha manipolato calunniato e truffato ovunque possibile…nell’ambito dell’arte si è sempre mosso come un camorrista nell’ambito del pizzo…minacciando ricattando millantando con chiunque avesse la sprovvedutezza-e non sono stati pochi- all’inizio di credergli….impareggiabile e rivelatorio è anche lo stile dei suoi scritti nè più nè meno che quello di un verbale di Polizia….”resocontare” “attenzionare” “rendicontare” “disconosce”.. nei suoi scritti autopubblicati e autoosannati sembra quasi muoversi più che in ambito estetico in ambito criminale, un sito questo probabilmente che gli è assai connaturato…probabilmente come intellettuale era assai dotato ma la sua psicologia era più adatta a far carriera a Corleone piuttosto che in mezzo alle persone perbene. Eppure porta i suoi settanta e passa anni in modo straordinario, forse è riuscito a truffare persino il Tempo…
un bolognese DOC

12 maggio 2010 20.18

maggio 27, 2010 Posted by | attualità, Enzo Rossi Roiss, società | , , , | Lascia un commento

ENZO ROSSI ROISS, CHI È COSTUI? SMASCHERIAMOLO!

Un sondaggio sul personaggio discusso, controverso e infaticabile. Uomo – Araba Fenice.

Di Kengarags

Enzo Rossi Roiss, all’anagrafe Vincenzo Antonio Rossi, nasce il 14 settembre 1937 a Novoli in provincia di Lecce in una famiglia numerosa. All’età di diciannove anni emigra al nord in cerca di fortuna e di una vita migliore.

Frequenta il corso di giornalismo ad Urbino. Nel 1959 comincia a firmarsi con il nome di Enzo Rossi Roiss collaborando con dedizione ad alcuni giornali, anche se minori o di servizio.
Nell’albo dei giornalisti, però, non abbiamo trovato di lui alcuna traccia.

Dopo alcuni anni si trasferisce a Bologna e tenta l’attività editoriale con alcune pubblicazioni sull’arte, anche di un certo interesse, poiché riesce a coinvolgere personaggi di rilievo.
Tale esperienza ha però una vita breve e sincopata, sia per le difficoltà di gestione economica, sia per le particolarità caratteriali del sig. Roiss, che costringono dopo un po’ le persone a prenderne le distanze.

Enzo Rossi Roiss, che si è sempre distinto per i suoi comportamenti asociali e per l’animo rissoso e vendicativo, è solito attaccare nelle sue invettive letterarie le persone che non lo tengono nella dovuta considerazione; egli ha infatti una decisa propensione narcisistica. E’ stato più volte denunciato e processato per diffamazione (la sua vittima più illustre è il professor Concetto Pozzati, l’artista ed ex Assessore alla Cultura del comune di Bologna) e per vilipendio alla religione, fatto del quale va molto fiero e che esibisce con orgoglio nelle sue pubblicazioni.

Per alcuni anni ha svolto l’attività di gallerista, riuscendo ad ottenere una certa qual credibilità nell’ambiente d’arte. Ha pure organizzato alcune mostre di artisti di valore, ma la sua carriera è stata compromessa da un grave inconveniente: è stato arrestato e ha scontato la pena di alcuni mesi in carcere. Lo stesso Roiss fornisce versioni alquanto improbabili e sempre diverse del motivo del suo arresto, ma a Bologna, negli ambienti legali, si vocifera che la vera causa sia stata il commercio di opere d’arte false.

Dopo aver assaporato tutti “i piaceri dalla galera” il nostro eroe non si abbatte, ma viceversa si impegna nella stesura della “Guida pratica per chi va in galera” che esce nel 1971 autoedito. Alcune pagine di questo prezioso libro sono dedicate alla “tecnica di evasione, alle norme per costituire un’associazione a delinquere, al sistema per viaggiare gratis sulle ferrovie dello stato”, come si può leggere nella prefazione.

La sua carriera di gallerista si è conclusa con un altro triste episodio: il sequestro della sua galleria, in via Portanova 12 a  Bologna, con pignoramento di tutto ciò che conteneva.
Correvano gli anni novanta…

Perché mai una galleria d’arte può essere sequestrata?  Forse per tasse mai pagate? O perché reclamata da un misterioso comproprietario? O forse ancora per debiti? Non lo sappiamo di certo, ma nei soliti ambienti legali bolognesi si vocifera che potrebbe essere a causa di tutti e tre questi fattori.

Enzo Rossi Roiss ha un’ottima considerazione di se e si dipinge colto. Noi vogliamo usare un termine diverso, definendolo molto informato e soprattutto assai scaltro: uomo dal comportamento camaleontico che sa rinascere come l’Araba Fenice.
Spesso si serve di altre persone per architettare le sue rappresaglie che pianifica con maniacale cura. Ama infatti definirsi come “il burattinaio”.

Spesso manipola fotografie, testi ed immagini. È impareggiabile nell’esaltare le proprie opere più insignificanti come nello sminuire il lavoro altrui.

Enzo Rossi Roiss è iperattivo ed è una delle poche persone anziane arrivata ad impadronirsi magistralmente dell’uso di Internet. Da alcuni anni infatti opera nella grande rete, cercando di costruirsi un’identità molto diversa da quella ben nota a Bologna.

È l’ideatore dell’Associazione Italobaltica, nel cui sito si legge: “Chi siano e quanti siano i soci dell’Italo-Baltica non lo riveliamo per rispettare la privacy”.

Ma la realtà è molto diversa: soci semplicemente non ce ne sono. Il nostro simpatico Enzo Rossi Roiss è l’unico associato. Tiene vivo il sito dell’Associazione riportando piccole notizie sui Paesi Baltici tratte da altre pubblicazioni e attaccando qualsiasi iniziativa intrapresa sul territorio italiano da parte di qualsivoglia persona che abbia fatto a meno di lui, ma soprattutto lo usa per decantar se stesso.

L’Associazione ha la sede in un monolocale in via Senzanome 2, a Bologna, dove in realtà il sig. Rossi risiede da single; ai visitatori, però, esibisce questo spazio presentandolo come un suo studio… e noi ammiriamo la sua inventiva nell’arte di arrangiarsi.

Enzo Rossi Roiss è reduce da due matrimoni naufragati. Abbiamo deciso di non approfondire questo tema per rispetto dei famigliari, ai quali esprimiamo tutta la nostra solidarietà.

Con la famiglia d’origine ha mantenuto un rapporto piuttosto distaccato: nelle sue autobiografie non indica quasi mai il luogo di nascita. Ritorna raramente in patria e non ha nemmeno partecipato ai funerali di sua madre; quel giorno infatti è stato visto aggirarsi per Artefiera a Bologna in compagnia di alcune giovani pulzelle vestite di magliette con stampato il titolo del suo ennesimo libro a contenuto erotico, appena pubblicato.

L’erotismo è stato sempre il suo tema prediletto. Si è cimentato nel comporre poesie, nello scrivere prosa, nel provocare le giovani donne su Facebook. Ma il suo vero capolavoro è la creazione del sito dedicato all’organo sessuale femminile www.vulvario.com, ovviamente sconsigliato ai minori. Di certo dobbiamo riconoscergli il coraggio di non preoccuparsi del senso del ridicolo.

Per le nostre ricerche su Enzo Rossi Roiss abbiamo provato ad accedere ai siti internet da lui pubblicati, ma li abbiamo spesso trovati oscurati in tutto o in parte a causa delle numerose violazioni denunciate.

Siamo riusciti, tuttavia, a risalire alla persona che in questo momento rappresenta il bersaglio prediletto del nostro sig. Roiss: la pittrice Lolita Timofeeva.

L’artista lettone vive in Italia dal 1991 e ha appena vinto causa legale da lei intentata all’editore “QuattroVenti “ per la pubblicazione non autorizzata di alcune sue opere e di una biografia falsa: tutto materiale fornito da Enzo Rossi Roiss.
Questa, d’altronde, è la seconda causa promossa dalla pittrice lettone per analoghe ragioni; la prima, contro l’editore di “Eurocarni”, si è risolta con una transazione a favore della Timofeeva.

Lolita, da noi interpellata, ha preferito non  commentare l’accaduto, ma ci ha inviato in alternativa l’immagine di un suo dipinto che pubblichiamo con piacere (con dovuta autorizzazione).

Cari lettori e cari bersagli del sig. Roiss,

siamo certi, con queste poche righe, di aver reso un prezioso e utile servizio alla collettività tutta. Dulcis in fundo, agli eventuali editori consigliamo di controllare con cura il materiale loro fornito da Enzo Rossi Roiss, onde evitare spiacevoli conseguenze.
Alle malcapitate vittime del sig. Roiss  e delle sue malsane attenzioni, consigliamo invece di non perdersi d’animo e soprattutto di non intraprendere mai eventuali azioni legali direttamente contro la persona dello stesso Enzo Rossi Roiss, in quanto trattasi di “pensionato nullatenente”, fatto che lui stesso esibisce per ostentare la propria impunità.

Invitiamo piuttosto tutti voi ad inviarci segnalazioni e commenti che possano aiutarci ad approfondire l’argomento (kengarags@fastwebnet.it).

E siate vigili: l’arzillo vecchietto può colpire ancora!

maggio 7, 2010 Posted by | arte, attualità, biografia, Bologna, Concetto Pozzati, curriculum, Enzo Rossi Roiss, Lecce, Lolita Timofeeva, società, sondaggio, storia, Urbino | , , , , , , | 6 commenti

Lucca: Asta di Lu.C.C.A. per San Francesco. Aggiornamenti

150 partecipanti e una raccolta finale di quasi 45.000 euro CONTINUA

marzo 28, 2010 Posted by | arte, Lolita Timofeeva, società | , , , | Lascia un commento

Lucca: Asta di Lu.C.C.A. per San Francesco

"Bulgakoviade" III di Lolita Timofeeva

di Kengarags

L’asta di beneficenza “Arte per l’Arte. Arte per la solidarietà” per sostenere il restauro della facciata della Chiesa di San Francesco a Lucca a cura di Maurizio Vanni e Linda Giusti. Organizzata dal Lions Club Lucca Le Mura in collaborazione con il Lu.C.C.A- Lucca Center of Contemporary Art con il patrocinio del Comune di Lucca e della Camera di Commercio di Lucca e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Ben 47 opere di artisti di fama internazionale saranno in esposizione dal 2 al 7 marzo 2010 presso il Lu.C.C.A.

L’asta si svolgerà il 7 marzo 2010 alle ore 18 presso Villa Bottini (via Elisa, 9) a Lucca.

Per l’occasione è stato pubblicato un catalogo da Maria Pacini Fazzi Editore che può essere ritirato gratuitamente presso il Lu.C.C.A. fino al 21 febbraio 2010 e dal 2 al 7 marzo 2010 (dal martedì alla domenica ore 10-19).

Gli artisti che hanno aderito all’iniziativa:

Valerio Adami, Gianfranco Asveri, Christian Balzano, Vasco Bendini, Antonio Biancalani, Gabriele Buga Buratti, Adriano Buldrini, Carlo Cane, Karina Chechik, Sandro Chia, Antonella Cinelli, Enzo Cucchi, Elio De Luca, Pino Deodato, Danilo Fusi, Giuliano Ghelli, Piero Gilardi, Alessandra Giovannoni, Marco Grassi, Fabio Inverni, Jannis Kounellis, Julia Landrichter, Salvatore Magazzini, Giuseppe Migneco, Claus Miller, Fernanda Morganti, Francesco Nesi, Luciano Ori, Mimmo Paladino, Gioni David Parra, Mauro Patrini, Bruno Pedrosa, Fiorella Pierobon, Piero Pizzi Cannella, Bruto Pomodoro, Rudy Pulcinelli, Eugenio Riotto, Massimo Sansavini, Tina Sgro’, Paolo Staccioli, Nello Taverna, Lolita Timofeeva, Giuliano Tomaino, Nino Ventura.

Per info:

Lu.C.C.A. – Lucca Center of Contemporary Art

Via della Fratta, 36 – Lucca

Tel. 0583 571712 – fax 0583 950499

info@luccamuseum.com

www.luccamuseum.com

marzo 3, 2010 Posted by | arte, Lolita Timofeeva, società | , , | 4 commenti

LA PALA DI DAOUDA

http://www.primomarzo2010.it/

di Julio Monteiro Martins

Corpi forti e scuri hanno trovato lavoro per i loro muscoli e sudano mentre ascoltano ogni tanto i rigurgiti del capoccia, in una strana lingua senza cantici, fatta solo di ordini e dinieghi, urlata da una parte, mugugnata dall’altra.

C’è tensione nell’aria, ogni sonno è all’erta. Le crepe sottili che preludono al crollo. Da un momento all’altro arriverà lo scricchiolio, il segnale di fuga.

Ecco il mondo nuovo, pieno di recinzioni, una scacchiera rigata dal filo spinato. E le pedine che si muovono in continuazione tra un confine e l’altro, guadagnandosi a fatica da vivere: colibrì disperati a baciare ogni fiorellino secco.

Daouda si alza dalla brandina molto prima dell’alba (chi non può darsi al lusso di rilassarsi mai non può dire che si sia svegliato), testa l’equilibrio del corpo, prova il peso dei muscoli, delle ossa, della nuova pelle conciata e aspra, delle cicatrici. Testa anche l’equilibrio sulla bicicletta, pedala tra arance e mandarini nella semioscurità fino ad arrivare – braccia tese, dita pronte – al campo dei pomodori.

La tensione invisibile diventa un ronzio nelle orecchie, i timpani premuti dal sangue come in un’improvvisa emersione. È l’odio ciò che emerge dal silenzio, rompe gli argini, sommerge quei campi ora tinti dal colore dei pomodori maturi, come ogni paio di occhi furibondi lo denuncia.

Si sentono spari secchi. Vicino a Daouda due uomini cadono, cosce e ginocchia perforate dai proiettili. Daouda si butta a terra e cerca di arrivare strisciando alla sua bici. Qualcosa non funziona questa mattina, c’è la guerra al posto della solita fatica. O meglio, c’è una fatica diversa, ciascuno deve raccogliere se stesso al posto dei pomodori.

Da dove partono gli spari? Da dietro gli ippocastani? Da una casupola in fondo al campo? Dai SUV parcheggiati sul ciglio della strada, come in un safari clandestino? E cosa vogliono quei cecchini? Uccidere? Ferire? Spaventare il gregge? Mandare un messaggio in quel codice morse altisonante?

In un salto Daouda inforca la bicicletta e parte. Appoggiata alla spalla ha una pala a mo’ di fucile. Gli spari e le urla non cessano. L’immigrato s’allontana dal campo di battaglia, la schiena un bersaglio sempre più difficile.

Sulla strada spunta un SUV nero, venendo contro di lui. Si ferma. L’uomo che lo guida cerca il fucile dietro il sedile. Daouda accelera, pedalando forte, le narici dilatate pompano l’aria fredda della terra del nemico. Una mano ferma sul manubrio, mentre l’altra alza il manico della pala. Quando l’autista, fucile in mano, si gira verso di lui, la pala colpisce il parabrezza, l’attraversa tra le schegge come il rumore di pelle che si strappa, di tamburo che si rompe, conficcandosi dove prima c’erano la bocca, le mascelle.

Come fa una pala a scavare un uomo? Lì dove non ci sono tesori, né radici, né tombe future? Cosa scava questa pala tra i frutti della terra?

marzo 2, 2010 Posted by | letteratura, società | , | Lascia un commento

Quando comincia una guerra tra i poveri

http://www.primomarzo2010.it/

Rivisitazione di Michele Zizzari di Quando comincia la guerra di B. Brecht

Quando comincia una guerra tra i poveri

forse i vostri fratelli si trasformeranno

e i loro volti saranno irriconoscibili:

guarderanno gli altri e i nuovi venuti con diffidenza

e occhi colmi di paura.

Sputeranno su di loro parole traboccanti d’odio.

Ma voi dovete rimanere gli stessi.

Vi diranno che quegli altri sono diversi

figli di una mala razza

che sono invasori e infedeli,

seguaci sanguinari di un dio ingiusto e crudele.

Vi diranno che sono nemici

venuti a delinquere a casa vostra

venuti a rubarvi il pane, il lavoro e le donne.

Vi istigheranno alla violenza e al razzismo.

Vi armeranno di spranghe e di false identità.

Vi manderanno alla guerra

non come a un massacro

ma come a una giusta missione.

Avranno seppellito la pace, la fratellanza, la giustizia

l’amicizia e il rispetto.

Tutto il bene avranno dimenticato.

Ma voi nulla dovete dimenticare.

Vi imbottiranno di menzogne e di prove inventate a ogni occasione:

dai comizi, dai giornali e dai tiggì.

Vi suggeriranno all’orecchio i più beceri luoghi comuni,

facili frasi da mandare a memoria,

argomenti convincenti e di sicuro effetto

per legittimare ogni atrocità.

Ma voi dovete continuare a cercare la verità.

Vi impresteranno una morale e dei valori a buon mercato.

Vi impartiranno slogan feroci per le vostre ugole rabbiose.

Vi verseranno grappa e birra nella gola

come a tutti gli altri.

Ma voi, in nome dell’amore

dovete rimanere lucidi.


febbraio 28, 2010 Posted by | letteratura, società | , , | Lascia un commento

Sempre in partenza, sempre in viaggio, ma ancora qui..

di  Iyara Bagala (Fra Oceani)

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Rimango con la voglia di gioire i tanti mondi che oggi abitano l’Italia del secolo XXI .

Rimango in un viaggio costante, travolta da questi esseri in movimento; affascinata da questo mondo variopinto dove i colori di Piazza Maggiore a Bologna o del Castello Estense a Ferrara mi trasportano, come in un film dal Marocco o dal Senegal alla Palestina, dalla Polonia all’India o dalla Somalia alla Colombia.

In certi momenti, però, sento che vivo in  un’Italia dove il tempo torna indietro.

In altri invece, di nuovo mi possiede una  stupidità totale e un bisogno agghiacciante di re- inventare la vita.

Un bisogno di fuga, prima del contagio. Sì, prima di essere contagiata dall’amarezza e dalla paura che invadono le strade piene di esseri grigi con i sorrisi sbiaditi nel tempo.

Strade vuote di poesia.

Strade dove non c’è spazio per i colori, dove i sogni di quelli chiamati “altri” vengono puniti.

Strade dove la vita si racchiude in un mondo virtuale che si alimenta delle glorie del passato.

Strade che nascondono le loro debolezze dietro agli schermi, creando un mucchio infinito di esseri che nutrono la bolla artificiale del consumo, delle marche, delle macchine, del calcio, dell’indifferenza e dell’egoismo.

Sono le strade dell’Italia della crisi economica, dell’Italia  malata e moribonda, dove gli esseri umani si bruciano come se fossero spazzatura, dove i malati stranieri hanno paura di andare dai medici perché possono essere denunciati come portatori di una malattia altamente contagiosa e pericolosa: la loro diversità e la propria dignità.

Questa Italia che in pieno secolo XXI propone le “ronde cittadine” come meccanismo di prevenzione contro la violenza alle donne.”

 

febbraio 26, 2010 Posted by | letteratura, società | , | 1 commento

DAL FONDO PRIMO MARZO 2010

di Christiana De Caldas Brito

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E arrivarono altri uomini e donne con passaporti di vari colori. Ubaldo li lasciò entrare. Tutti. Ogni volta, pensava: che persona normale, sana, niente corno in testa, né zampa né artigli, niente bocca che puzza di bruciato. È di gente così che l‘Italia ha bisogno! Il drago aveva i documenti in regola ma di sicuro provocherà delle risse: non aveva litigato persino con il santo? L’unicorno magari tirerà la carrozza di qualche vetturino, ma come farà a gestire quell’enorme corno nel traffico di Roma? Il dio giapponese sarà scambiato per un pazzo furioso da qualche vigile che gli ricorderà che il carnevale da mo’ che è finito. Non è meglio aprire l’Italia alla gente che lavora e sorride, che dice buon giorno e non dimentica il grazie?
In quel momento, Ubaldo pensò alla peruviana che avrebbe lavorato da nonna Palmerina. Il cuore gli batté più forte e, quasi senza accorgersene, abbozzò un sorriso clandestino:
Avanti, il prossimo!

febbraio 25, 2010 Posted by | letteratura, società | , , , | Lascia un commento