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SetUp 2017 a Bologna. Viaggio nel Paese delle Meraviglie alla scoperta dell’ arte contemporanea

di Kengarags

setup 2017 bolognaSetUp ci accoglie con l’odore pungente di birra e di porchetta. Sono queste le prelibatezze proposte all’ingresso della stazione dove si svolge la manifestazione artistica.

Per chi non lo sapesse: SetUp Artfair Contemporary è allestita al primo piano dell’Autostazione di Bologna, nel labirinto degli ex uffici. L’edificio è stato costruito negli anni sessanta e porta tanti segni del “fascino del tempo”.

Scherzando con gli espositori abbiamo individuato diversi particolari di degrado, degni di essere esposti come vere e proprie opere d’arte: dalle infiltrazioni pittoriche sul soffitto alle grosse corde che sostengono un muro verde in compensato.

Ma lasciamo stare l’inospitalità del contenitore e passiamo al contenuto – fresco, vivace e gioviale.

La crescita di questa manifestazione, nata cinque anni fa, è evidente: i prezzi contenuti rispetto ad Arte Fiera incoraggiano sia la partecipazione delle gallerie, sia il collezionismo. In questa edizione SetUp può vantare un notevole salto di qualità e anche l’incremento delle presenze straniere – sono raddoppiate rispetto all’anno scorso. L’attenzione particolare per l’arte giovane è il segno di lungimiranza degli organizzatori che hanno scelto di investire nel futuro e contemporaneamente caratterizzarsi con un format speciale.

Appena entrati ci imbattiamo in un gigantesco Kalashnikov rivestito con innocenti sorpresine colorate in plastica (opera di Fabrizio Fontana). L’atmosfera è rallegrata dalle voci dei bambini. Per i piccoli visitatori è stato creato uno spazio speciale, dove si svolgono divertenti laboratori dedicati all’equilibrio, il tema guida di quest’anno di SetUp.

setup 2017 bologna

Ci muoviamo con cautela  tra gli stand striminziti cercando di non  urtare le opere esposte. L’equilibrio è importante. Proseguiamo come nel Paese delle Meraviglie. L’installazione di Hannes Egger ci trascina in una visita immaginaria all’ Ermitage di San Pietroburgo. La voce recitante attraverso gli auricolari coinvolge la nostra fantasia e ci costringe ad immaginare anche le opere che non conosciamo o non ricordiamo.

setup 2017 bologna

I galleristi e gli artisti sono molto friendly e ci accompagnano con spontaneità nel nostro percorso. Impalpabili composizioni di carta ritagliata, opere di Elisa Mearelli, ci fanno fluttuare nel mondo della leggerezza.

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Vincenzo Paonessa risveglia il nostro inquietante legame con la natura primordiale

setup 2017 bologna

Flavia Bucci trasforma la quotidianità in un rituale. Ci tratteniamo a curiosare tra le immagini, a prima vista insignificanti, ordinate in una composizione che svela i segreti inconfessati di una persona.

Un effetto simile provoca anche l’opera di Mohamed Larbi Rahali. L’artista presenta il suo racconto personale disegnando all’interno delle scatole vuote dei fiammiferi.

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Fuliggine, carta, plastica, ceramica, corda – sono alcuni dei mezzi usati dagli artisti per esprimersi. La sperimentazione qui è di casa. Nuno Gil eleva il ruolo della semplice graffetta: la fa diventare un elemento che crea il ritmo nelle sue opere.

 

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Giulia Manfredi conduce la sua ricerca intrappolando nella resina i frammenti della natura, aprendosi alla riflessione sulla vita e la morte.

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Nello stand della ART and ARS gallery troviamo l’essenza dell’ equilibrio: sia nell’ allestimento, sia nelle opere.

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Arte di Stefano Gioda fa godere la vista e stimola la mente: unisce l’eccellente tecnica all’invenzione. Delle sue creature fantastiche si potrebbe dire che sono mostruosamente raffinate.

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Il teatrino di José Luis Serzo presenta uno spettacolo onirico che vogliamo approfondire. Sono tanti gli artisti che suscitano la nostra curiosità. Alcuni li abbiamo visti già nelle edizioni precedenti, altri li abbiamo conosciuti ora.

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Ci avviamo verso l’uscita, ma ecco che una fotografia di Jorge Fuemuena cattura la nostra attenzione: raffigura una casa-groviglio.  Riflettiamo sul parallelo con le atmosfere di desolazione e degrado nei dipinti di Jonas Burgert (attualmente esposti al MAMBO) e con le installazioni di Peter Buggenhout che comunicano la distruzione (al Palazzo de’ Toschi).  Sono le opere che rispecchiano il mondo in cui viviamo, la confusione che ci minaccia. Ma siamo fiduciosi e ci diciamo: “La bellezza salverà il mondo”, citando Dostoevskij.

E’ finita la nostra visita nel Paese delle Meraviglie, siamo stati dentro tre ore circa. Il venditore di porchetta nell’atrio si mette in posa per una foto. “Sono vegetariano” ci confessa.

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febbraio 3, 2017 Posted by | arte, Bologna, cultura | , , , , | Lascia un commento

Costanza Savini. Sette storie per l’anima. Parole come rimedi

?????????????????????“Sette storie per l’anima” è una raccolta di racconti dove le storie e le parole, se lette giorno dopo giorno seguendo l’ordine e le pratiche collegate, aiutano ad avviare un movimento, un processo trasformativo che è insieme anche un rito di cura.
Il libro è di Costanza Savini edito dalla Casa Editrice Il Ciliegio nella collana Spiritualità e Benessere. La copertina è dell’artista Lolita Timofeeva e ritrae l’Albero della Vita.
Il libro verrà presentato attraverso un laboratorio interattivo sabato 29 novembre alle ore 17.30 alla Libreria Naturista di via degli Albari 2/d a Bologna.

Info: tel. 051-231930, libreria@librerianaturista.it

novembre 27, 2014 Posted by | cultura, letteratura, Lolita Timofeeva | , , , , | Lascia un commento

Lolita Timofeeva. META – un poema collettivo


E quando raggiungerò il punto più alto..

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sabato 15 di Marzo alle ore 19 nella Blu Gallery di Bologna in via Don Minzoni 9 (zona MAMBO) sarà inaugurata mostra personale di Lolita Timofeeva “Meta”, presentata da Valerio Dehò.

Lolita Timofeeva, nata a Riga in Lettonia, pur avendo degli studi accademici non rinuncia a collegarsi a delle tendenza attuali che puntano proprio alla creazione di opere d’arte collettive. Le sue mostre richiedono sempre la collaborazione del pubblico spesso in un ottica meno sociologica e più poetica che ricorda le esperienze surrealiste.

“Meta” è appunto una mostra in cui vari moduli e linguaggi si affrontano. Nell’ambiente unico della galleria sono esposti i disegni su carta con le composizioni poetiche e un video proietta l’immagine di due bambini che giocano con una scala. È presente anche una vera scala che sta a simboleggiare una possibile ascensione verso un traguardo da raggiungere.

In precedenza l’artista in varie occasioni aveva invitato  i visitatori di diversi nazioni a completare la frase-titolo dell’opera “E quando raggiungerò il punto più alto…” Dopodiché la Timofeeva ha  raggruppato i pensieri, li ha manipolati e completati per dare un senso complessivo, un pensiero sovra individuale. Il risultato è forse una riflessione universale sul percorso della nostra vita e sulla meta da raggiungere. La singolarità delle frasi diventa un poema collettivo.

La mostra di Lolita Timofeeva mette insieme due livelli diversi ma coincidenti. Da un lato la simbologia della scala e della fatica che si deve fare per raggiungere qualcosa di desiderato, diventa la metafora della vita, dell’sentimento della vita. I bambini del video, la scala fisicamente presente sono parte di un’istallazione che richiama evidentemente l’ascesa, l’elevarsi, il porsi in una dimensione altra. Dall’altro l’artista adopera degli archetipi che sono dei veri e propri contenitori di idee e sentimenti, perché non mette in evidenza il simbolo puro e semplice, ma instaura una relazione artistica in progress.

Ogni mostra costituisce il germe per quella seguente. Si crea in questo modo una lunga catena di scambi e relazioni tra persone che non si conoscono ma che entrano in contatto attraverso l’arte relazionale. La creazione di una collettività legata al progetto, il far venire fuori dalla gente ciò che pensano su aspetti fondamentali dell’esistenza, una esperienza interpersonale nuova e libera, e soprattutto le forme attraverso le quali si instaura, rappresentano quindi l’oggetto stesso della ricerca. L’artista crea connessioni, link, apre delle possibilità di comunicazione nel corso del tempo, diventa il custode di pensieri frasi che grazie all’operazione di Lolita Timofeeva travalicano il tempo, l’occasionalità dell’esposizione, diventano uno stimolo per altre operazioni estetiche. L’importanza di questa identificazione avviene in un periodo storico particolare, nel quale i modelli di inter-relazione fisica tendono a lasciare il posto a modelli di interconnessione virtuale. Il recupero di una realtà vera e tangibile da tutti condivisa diventa una autentica novità e l’interruzione del corto circuito tra fruitore e media, l’arte partecipativa di questo progetto recupera la semplicità dello scambio di un’esperienza estetica.

 

La mostra sarà aperta fino a Giovedì 17 Aprile dal Martedì al Sabato dalle 16  alle 19.

Catalogo in galleria. Info, tel. +39 338 7608324,  info@blugallery.it

marzo 7, 2014 Posted by | arte, arte lettone, cultura, Лолита Тимофеева | , , | Lascia un commento

L’animale che immagina. Frammenti di un’autobiografia intellettuale

beghelli-cellihd-210x300 GIORGIO CELLI, CLAUDIO BEGHELLI

Prospettivaeditrice, 2013

In questa sapiente, ironica, informale intervista, si può vedere Celli in una veste inconsueta, perché, attraverso la fitta trama dei suoi discorsi, si percepisce, come in filigrana, il background concettuale in cui affonda le radici tutto il suo lavoro teorico e creativo. Il Professore rivisita (e rilegge) tutti i temi centrali e ricorrenti della sua multiforme Opera letteraria, artistica e, in senso esteso, filosofica.
Con interventi e testimonianze di Davide Celli, Niva Lorenzini, Paolo Radeghieri; e un contributo di Magda Indiveri
Fotografia di copertina: Luca-Saraz Budini

aprile 7, 2013 Posted by | Claudio Beghelli, cultura | , , | Lascia un commento

“Metamorfosi” di Lolita Timofeeva e il suo codice spirituale

Lolita Timofeeva pescedi Elisabeth Thatcher

 Il 18 di gennaio a Bologna in occasione di ArteFiera 2013 nella galleria B4 è stata inaugurata mostra personale di Lolita Timofeeva “Metamorfosi” che si concluderà il 7 di marzo.

Quando sono entrata la mia prima impressione è stata quella di un ordine del tipo scientifico-religioso.  In questa mostra tutto è unito in un puzzle unico, in una formula di armonia naturale: l’artista e la sua arte. Le immagini delle piante e degli insetti, i fossili di animali fantastici e l’installazione con le maschere antigas sono disposti in un ordine perfetto che non può essere toccato, perché si potrebbe compromettere la formula ideata dall’artista – una specie di  codice del suo sistema personale di origine spirituale. Il visitatore si trova a compiere un percorso nel quale tutto è stravagante e nello stesso tempo logico.

Timofeeva usa sia i materiali arcaici che contengono le informazioni sul passato dell’umanità, sia le tecniche classiche come il disegno e la pittura esibendo rara virtuosità che a pochi ormai appartiene.

E’ stato brillante l’intervento di Carlo Monaco all’inaugurazione che nella sua lettura filosofica ha toccato il rapporto di connessione tra i due piani: quello divino e umano, trattenendo l’attenzione dei visitatori sulla scultura di pesce costruita con un vero cranio di cinghiale e la rete metallica. E’ un pesce gigante appeso con la testa in giù e illuminato come fosse una reliquia con le candele.

Il simbolo del pesce nella cultura cristiana è estremamente importante. Infatti, già dal primo secolo i Cristiani fecero un acrostico per la parola pesce in Greco “ichthys”:  Iesous Christos Theou Yios Soter, (ICTYS) che tradotto è: Gesù Cristo Figlio di Dio Salvatore ed è il termine usato nel Nuovo testamento per indicare il “pesce”. Quindi secondo Carlo Monaco l’artista con questa scultura ha rappresentato il sacrificio di Cristo.

Nel testo di Carlo Monaco pubblicato nel catalogo della mostra si legge:

“Davvero insolita questa mostra, o forse installazione, di  recenti lavori di Lolita Timofeeva! Insolita e dichiaratamente ambiziosa. Si rivolge direttamente al visitatore potenziale e lo avverte: attenzione che io ti voglio cambiare. Uscirai da questa visita con un’altra forma mentale e morale. Non pensare di cavartela dando una occhiata superficiale e furtiva ai lavori esposti e di esprimere qualche giudizio di gradimento o di apprezzamento più o meno occasionale.  Sarai coinvolto persino in attività creative e di scrittura. Dovrai cambiare forma anche nel tuo mondo interiore, diventare un altro. Quando la vedrai capirai che la metamorfosi non è un processo immaginifico di fantasmagorie, ma la realtà più profonda del mondo e delle cose, e allora dovrai interrogarti e problematizzare il tuo quieto appagamento esistenziale e cambiare anche tu. Sei avvertito in via preventiva…”

Il coinvolgimento del visitatore nell’attività creativa di scrittura è un invenzione di Lolita Timofeeva che la pratica nelle sue ultime mostre. La possibilità di lasciare un proprio pensiero in forma anonima ha prodotto in me, come penso anche in altri visitatori un senso di appartenenza all’arte e il senso di appartenenza dell’arte a me. Trovo affascinante far parte di un progetto e di questo si tratta. I pensieri espressi da tutti noi saranno rielaborati dall’artista e assumeranno la forma di poesia. Così anche noi siamo coinvolti nella metamorfosi.

Scrive ancora Carlo Monaco nel suo testo: “…dalle visioni proposte nella mostra lo spettatore si trova spinto con forza ad abbandonare le  cose che risultino ovvie all’intelletto comune e a scoprire il carattere fortemente problematico dell’ovvietà.

Il brivido del nichilismo ontologico può spingerci fino alle regioni più estreme, quando, nel cuore della mostra, ci imbattiamo in un teschio di uomo o animale, sottratto alla perifericità dell’abbandono ed eretto, al centro di una gabbia, a vero simbolo del cammino biologico animale e umano.

E in quel momento potrebbe coglierci l’angoscia. Potremmo avere l’impressione che sappiamo tutto, chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo.”

E così conclude il filosofo bolognese: “Ora, caro visitatore, sei ammonito abbastanza. Non avventurarti ingenuamente nel mondo delle metamorfosi di Lolita. Vai a vedere la mostra raccogliendo prima tutte le tue idee e i tuoi ardori. Non rimarrai deluso, ma coinvolto seriamente, a tuo rischio e pericolo. Potresti alla fine scoprirti anche tu accomunato nello stesso destino di Gregor Samsa, di   risvegliarti scarafaggio, la più tragica delle metamorfosi di cui si sia occupata la letteratura moderna.”

febbraio 7, 2013 Posted by | arte, arte lettone, attualità, Bologna, cultura, Лолита Тимофеева, Elisabeth Thatcher, Lolita Timofeeva, Lolita Timofejeva | , , , , , , | Lascia un commento

“Gioie di Lò” by Lolita Timofeeva, minisculture di osso e oro da indossare

di Alberto Parisi

Lolita Timofeeva, artista lettone, stabilitasi da anni a Bologna, ha lanciato una sua linea di gioielli –  “Gioie di Lò”. Usando materiali innovativi in quanto arcaici e quasi non considerati, guidata dalla visione trascendente della creatività, ha realizzato vere e proprie sculture in miniatura di un’originalità assoluta.

La abbiamo intervistata nel suo studio, a Bologna.

Alberto Parisi. – Dunque, cara Lolita, questo è un esordio o  qualcosa che deriva da esperienze precedenti?

Lolita Timofeeva. No, questo non è un debutto. In passato ho già disegnato  gioielli, che sono stati poi realizzati da orafi vicentini e presentati dalla mia gallerista olandese. La differenza è che questi gioielli ora li eseguo io, personalmente.

A.P. – Quindi si è cimentata anche nell’arte orafa?

L.T. No, no! L’oro, nel mio caso, è usato come rifinitura finale. Lavoro con osso che, dopo trattamenti appropriati, alla fine ricopro con foglia d’oro zecchino 24 carati, con la tecnica che si usava per le antiche icone russe. Si tratta di piccole sculture, impreziosite con oro. Ogni esemplare è unico, le forme possono essere simili ma mai uguali.

A.P. – Perché l’osso? Come è nata l’idea?

L.T. Perché in questo periodo sto lavorando a un progetto, per il quale realizzo sculture e installazioni con le radici degli alberi e  osso. Così, manipolando questi materiali e osservando la loro intrinseca bellezza, mi è sorta l’idea di trasferire le mie creazioni in una scala minore, anzi minima, per produrre qualche gioiello per me stessa. I materiali sono leggeri  rispetto ad ogni altro usato in oreficeria, quindi si possono creare volumi abbastanza importanti anche per gli orecchini senza soffrirne il peso. Per nobilitare la materia l’ho ricoperta d’oro, ho aggiunto alcune pietre naturali ben tagliate, montandole con  dettagli in argento e ho iniziato a indossare questi gioielli. Mi sono resa conto che queste creazioni non passavano inosservate. Un giorno li ha notati una mia amica che ha un piccolo negozio, “Angelique”, in via Orefici a Bologna ed ha insistito per averne. Così ho ricevuto lo stimolo per creare una vera e propria prima collezione ragionata.

A.P. – Fin dall’antichità gli uomini hanno avuto il desiderio di adornarsi e i primi gioielli venivano realizzati proprio in osso oppure in legno, corno e avorio. Quindi è un ritorno alle origini primordiali?

L.T. – Esatto. Sembra che l’uomo primitivo abbia pensato di adornarsi prima ancora di vestirsi. La storia della gioielleria risale a ventimila anni prima della nascita di Cristo. Nell’antichità l’osso si riteneva materiale apotropaico (dal greco αποτρέπειν, apotrépein = “allontanare”), in quanto rappresentava ciò che “sopravviveva” alla morte fisica, quindi con potere di scongiurare, allontanare o annullare influssi maligni. Le ossa di alcuni mammiferi erano levigate, lavorate e utilizzate per collane-amuleto. Erano ritenute dotate di  qualità magiche e divinatorie. A parte il loro potere esorcizzante, mi affascina l’idea di trasmutare  la morte in vita, la fine  in oro, di compiere un rituale nel quale, dopo la morte, c’è la rinascita.

aprile 19, 2012 Posted by | arte, Bologna, cultura, Лолита Тимофеева, Lolita Timofeeva, Lolita Timofejeva | , , , , , | Lascia un commento

Casamondo, racconti interculturali

28 febbraio 2012, h 21:00

VaPian Art Bar, via Santa Croce 16 (Bologna)

CASAMONDO, presentazione dell’e-book e letture pubbliche

In collaborazione con l’associazione Eks&Tra, il Dipartimento di Filologia classica e Italianistica dell’università di Bologna e la Biblioteca multiculturale “Casa di Khaoula”

Multiculturalità al VaPian secondo appuntamento della nuova rassegna di Malicuvata coinvolgerà scritture migranti e strumenti di fruizione innovativi.

Molto si sta leggendo e scrivendo di questi tempi sull’adozione prossima futura dell’e-book. Poco si è detto, però, della possibilità che dà il formato elettronico di leggere le cosiddette “scritture emergenti”.

“Casamondo, racconti interculturali” è un esempio valido e affascinante di questa nuova possibilità di emergere, intrapreso da autori italiani e stranieri in lingua italiana, in una prospettiva definitivamente, chiaramente interculturale. È in questa ottica che la casa che si può raccontare non è più solo l’Italia, o un altro Paese, ma il mondo – dimensione più facilmente raggiungibile, peraltro, dall’oggetto elettronico.
Autori dei racconti pubblicati in “Casamondo”: Idriss Amid, Antar Mohamed Marinacola, Stefano Samorì, Rosa Manrique, Serena Destito, Giulia Solignani, Valeria Merante, Valeria Merante, Linda K. Gaarder, Patricia Quezada, Magdalena Maria Kubas, Kyunghee Jung, Laura Vallortigara, Irene Gregis, Emanuela Verna, Khadijatou Ndiaye, Lolita Timofeeva, Gassid Babilonia (Kassad Houseni), Pina Piccolo, Pia di Molfetta, Daniela Karewicz, Natalia Fagioli, Milli Ruggiero.

L’e-book contiene un’antologia dei testi prodotti dai partecipanti al laboratorio di scrittura creativa interculturale che già da qualche anno è promosso dall’associazione Eks&Tra e dal Dipartimento di Filologia classica e Italianistica dell’università di Bologna.

Saranno presenti alcuni autori che leggeranno i loro racconti. A spiegare il progetto, l’associazione Eks&Tra e Michele Righini, responsabile della biblioteca multiculturale “Casa di Khaoula”. Introdurranno Lorenzo Mari di Casa Lettrice Malicuvata e Carlo Schiavo dell’Agenzia letteraria Scritti Erranti.

Eks&Tra indica la provenienza da altri paesi: Eks=ex, e l’arrivo Tra noi.L’& è una congiunzione che assomma in sé le difficoltà e insieme la grande ricchezza dell’incontro. L’associazione Eks&Tra si adopera per la diffusione della conoscenza dell’immigrazione nelle scuole attraverso gli scritti dei migranti e incontri con gli autori.

Da alcuni anni la biblioteca di quartiere “Casa di Khaoula” anima con le proprie iniziative la vita culturale del Navile. Prende il nome da una bambina immigrata che in una lettera al quartiere chiese un posto dove fare i compiti e leggere. Da lì l’idea di una biblioteca che favorisse l’integrazione delle diverse culture.

Ogni anno 200 classi passano per i laboratori di lettura, ci sono corsi di italiano per donne straniere, sale studio, sale lettura e postazioni internet, presentazioni di documentari e di libri.

La rassegna letteraria si terrà ogni martedì alle 21:00, per quattro martedì, al Vapian.

Gli eventi sono curati da Casa Lettrice Malicuvata, un luogo di incontro tra lettore, autore ed editore.

Oltre a curare la rassegna, si occupa di valutare manoscritti inediti (romanzi e racconti) fornendo editing, correzione bozze, impaginazione, progetto grafico e traduzione (da inglese, francese, spagnolo), di recensire per riviste cartacee e portali web volumi di narrativa pubblicati in Italia.

Tutti i libri e le riviste della rassegna sono in vendita nella libreria di Zammu’, compresi gli annuari prodotti da Malicuvata.

http://malicuvata.it/http://malicuvata.wordpress.com/http://facebook.com/malicuvata

http://www.eksetra.net/

www. eksetra.net

febbraio 24, 2012 Posted by | Bologna, cultura, Лолита Тимофеева, Lolita Timofeeva, Lolita Timofejeva | , , , , , , , , | Lascia un commento

Per ricordare Antoni Tàpies, notaio del suo tempo

di Lolita Timofeeva

 Intervista realizzata nel 1997 per un mensile di Mosca in occasione della retrospettiva  al Museo Pecci di Prato del grande pittore informale (estratto)

 Lolita Timofeeva. – Maestro, ha mai esposto in Russia?

Antoni Tàpies. Mai fatto una mostra in Russia, anche  perché nessuno me l’ha mai chiesta.

L.T. – Comunque, ho visto una sua opera a Mosca nel 1998 fra altre opere di Arman, Burri, Fontana.  Fu una mostra organizzata con le opere provenienti da una fondazione privata (forse viennese) e per noi, studenti dell’accademia tradizionale, fu sconvolgente vedere un’arte così diversa e impossibile nell’Unione Sovietica a quell’epoca.

A.T. Non sapevo niente di questa mostra e, in ogni modo, sono piacevolmente sorpreso.

L.T.- C’è stato periodo nella sua vita in cui lei era profondamente di sinistra. Cosa pensava, allora, della Russia?

A.T. Come molti intellettuali del mondo, dopo la seconda guerra mondiale ho molto sperato. Ero fiducioso nella Russia, pensando che il suo sistema sociale e politico fosse quello giusto. Non ci era apparso il lato peggiore della dittatura stalinista perché la propaganda sovietica era molto forte. Non abbiamo compreso subito l’ideologia negativa che imprigionava questo paese. Però, poco a poco, ci siamo resi conto della tragedia della gente oppressa, nonostante una straordinaria produzione culturale, nel campo artistico, musicale, letterario. Precisamente, ce ne siamo accorti ascoltando gli esuli russi accorsi a combattere in Spagna durante la guerra civile. Questo sistema socialista era un sistema repressivo.

L.T.- Qual è il suo rapporto con la letteratura? E la letteratura ha mai influenzato la sua creatività?

A.T. Amo molto la novellistica, la poesia. Mi sento in una profonda relazione con il mondo intellettuale. I pensatori che mi hanno influenzato da giovane sono stati esistenzialisti, come Sartre o Heidegger. Ho collaborato con molti poeti, anche con il poeta russo Josif Brodsky. Con questo poeta supremo abbiamo realizzato un libro d’artista, con un testo autografo accompagnato da alcune mie opere grafiche.

L.T. – Secondo lei, la Grande Arte deve avere un impegno politico, deve rispecchiare i valori del tempo?

A.T. Penso che l’artista sia come una specie di notaio della sua epoca, un testimone. In ogni modo c’è una parte dell’artista che non è estemporanea, è universale. E’ un fatto inedito, mai verificatosi in alcuna altra epoca.

L.T.- Nel suo lavoro lei usa spesso materiali anomali, come spugna sintetica, paglia e altri materiali.

A.T. Per la mia ricerca la sperimentazione è importantissima, io faccio molti tentativi, difficili da spiegare attraverso le parole. Sperimento i materiali finché non mi danno una certa sensazione.

L.T. -Spesso sono materiali destinati a degradarsi nel tempo. Cosa pensa del fatto che i posteri non vedranno le sue opere integre, così come le ha concepite?

A.T. Cosa penso? Peggio per chi le compra.

Prato, marzo 1997

febbraio 15, 2012 Posted by | arte, attualità, cultura, Lolita Timofeeva | , , , , | Lascia un commento

Lolita Timofeeva. Un’aliena venuta dal Nord

  di Rosario Vizzini

“Una aliena calata dal Nord”, proprio così Valerio Massimo Manfredi  ha definito la pittrice léttone Lolita Timofeeva all’inaugurazione della mostra “Opus alchymicum” a Taormina (1-17 dicembre 2011). Il relatore, divulgatore per la tv, archeologo e scrittore, ha riferito l’approdo di Lolita Timofeeva a Bologna, agli inizi degli anni ’90, quando lo Stato baltico della Lettonia era scarsamente noto. “Algida aliena, distaccata e irraggiungibile”, con queste  parole Manfredi ha illustrato l’impatto di questa artista, temprata in patria da severi studi ma non ancora sbocciata, nei luoghi deputati del capoluogo emiliano, ben presto però divenuta parte integrante della vita culturale di questa città. Il suo studio è ora luogo d’incontro per artisti, scrittori, giornalisti e politici.

La mostra è stata promossa dall’Assessorato alla Cultura di Taormina. Ospitata nella prestigiosa sala “Giovanni de Giovanni” della Biblioteca comunale S. Agostino, chiusa per anni al pubblico, ha suscitato vivaci commenti fra gli artisti locali, i quali hanno auspicato una continuità nell’uso di questo spazio espositivo anche in futuro. L’assessore Antonella Garipoli, nel corso del vernissage, non solo ha appoggiato queste aspirazioni, ma ha anche lanciato l’idea di costituire una raccolta d’arte contemporanea a Taormina. Intanto un’opera di Lolita Timofeeva, acquisita dal Comune, darà inizio alla prestigiosa collezione.

Il progetto di Lolita Timofeeva, basato sulla simbologia alchemica con riferimenti all’inconscio collettivo, si è giovato di un allestimento sobrio e rispettoso così che le opere bene si armonizzavano con lo spazio: i disegni, dal tratto raffinato, sembravano scaturire dagli antichi libri custoditi nelle scaffalature sopra le quali erano stati collocati; inoltre le attraenti rappresentazioni grafiche, campeggianti su uno sfondo brunito, si intonavano perfettamente con le pareti dell’ambientazione consunte  dal tempo. Molto apprezzata anche l’installazione, in cui figurava una scala di legno quale simbolo di ascesa. “E quando raggiungerò il punto più alto…” questo era il titolo dell’environment. L’artista ha coinvolto i visitatori in prima persona, invitandoli a terminare la frase. E ottenendo un consenso corale.

 

dicembre 21, 2011 Posted by | arte, attualità, cultura, Lolita Timofeeva | , , , , , | Lascia un commento

Una pittrice magica della Lettonia e un grande scultore giapponese animano le giornate di Taormina

 

 

 

mostra di Lolita Timofeeva

In questa stagione Taormina si veste di internazionalità. Due protagonisti dell’arte contemporanea si passano infatti l’ideale “testimone” di una staffetta. Dal 1 al 17 dicembre 2011 “Opus alchymicum” della pittrice e “performer” léttone Lolita Timofeeva, rassegna di opere “aperte”, ispirate all’immaginario collettivo sulla base di antichi codici, è stata ospitata nella suggestiva cornice della “Sala Giovanni di Giovanni” della Biblioteca Comunale S. Agostino.

Dal 21 dicembre al 5 febbraio avvicendamento con la esposizione dello scultore giapponese Kan Yasuda. Le sue sculture saranno collocate nei seguenti siti: ex Chiesa di San Francesco di Paola, Corso Umberto, Teatro Greco e Teatrino Romano-Odeon.

L’assessore alla Cultura del Comune Antonella Garipoli, impegnata a introdurre un respiro artistico cosmopolita  a Taormina, all’inaugurazione della mostra di Lolita Timofeeva ha lanciato l’idea di fondare nella rinomata città siciliana una collezione d’arte contemporanea. Un’opera di Lolita Timofeeva, acquisita dal Comune, darà inizio alla prestigiosa raccolta. Entrambi gli artisti, è da notare,  hanno eletto il nostro paese per loro creatività. Lolita Timofeeva, di Riga, ha lo studio a Bologna e Kan Yasuda, originario dell’isola di Hokkaido, ha allestito il suo laboratorio a Pietrasanta.

 

 

 

 

  un’opera di Kan Yasuda

dicembre 18, 2011 Posted by | arte, attualità, cultura, Lolita Timofeeva | , , | 2 commenti